Per una filosofia politica insieme cristiana e sociale

Lunedì 4 marzo abbiamo presentato, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, “Filosofia della politica” di Antonio Rosmini. Erano con noi Raimondo Cubeddu, Senior Fellow dell’Istituto Bruno Leoni, Fernando Belelli, dottore di ricerca in Teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica di Milano e Markus Krienke, professore di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la facoltà di teologia di Lugano. Di Antonio Rosmini avevamo già presentato “Il comunismo e il socialismo”, mentre questa volta abbiamo voluto porre all’attenzione una nuova edizione di una delle opere più rilevanti del filosofo roveretano, un’opera uscita nel 1839, lo stesso anno in cui Papa Gregorio XVI avrebbe approvato le Costituzioni della Congregazione religiosa dell’istituto della Carità da lui stesso approntate e da cui sarebbe promanata la sua Congregazione, detta dei “Rosminiani”. Richiamiamo questa concordanza di date non a caso, quanto piuttosto per richiamare quanto la questione del rapporto tra gli aspetti filosofici e quelli genericamente teologici sia stata al centro di ogni valutazione intorno alle riflessioni che avevano come oggetto l’opera rosminiana. Sappiamo come la vicenda dell’accoglienza delle sue idee sia stata estremamente tormentata, fin dagli anni in cui era in vita e lungo alterne vicende di condanne, ostilità interne, incomprensioni. Il processo di riabilitazione di Rosmini è iniziato con l’avvio di una nuova fase della storia della Chiesa, ossia in concomitanza con gli anni del Concilio Vaticano II, per giungere, a seguire,  ad una vera e propria stagione di riscatto con i magisteri di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, al punto da avviare e concludere un processo di beatificazione nel 2007. Se la vicenda rosminiana, nell’alveo della Chiesa Cattolica, può dirsi apparentemente conclusa in modo finalmente degno, resta da conferire al filosofo Rosmini il suo giusto peso ed il suo grande valore nella cultura italiana della prima metà dell’Ottocento ed oltre. Rosmini ha rappresentato il tentativo di poter coniugare le istanze della società umana calata nella storia con i grandi ideali incarnati dalla filosofia perenne di ascendenza cristiana. Questo tentativo è stato uno sforzo tanto difficile quanto rilevante, in quanto provare ad accordare il mondo extracristiano dei suoi tempi ad una dimensione tanto alta quanto impervia quale quella cristiana ha generato non poche opposizioni sia in un campo che in un altro. Eppure, Rosmini ha sempre creduto che un accordo fosse possibile e che linee di intesa potessero essere trovate, scavando all’interno delle rispettive tradizioni, in nome delle migliori componenti. La “Filosofia della politica” è un’opera complessa, di grande erudizione e capace di presentare quello che si potrebbe definire un “pensiero forte”, ossia una visione che non teme di correlare aspetti di filosofia politica civile e pensiero sociale. Troviamo in essa, giusto per citare uno dei moltissimi aspetti che varrebbe la pena approfondire con maggiore spazio, l’idea della centralità della proprietà per la società, oltre che della sua razionalità. Il teologo Rosmini non teme di servirsi dell’importanza della ragione, al punto da spingersi ad affermare che è stato proprio il Cristianesimo a salvare, quando è stato necessario, la società attraverso, si badi la ragione degli individui e non certo attraverso una presunta ragione delle masse. Questo tipo di riflessione, che oppone la ragione dell’individuo, ritenuta positiva, alle ragioni della massa, non sempre positiva e, anzi, spesso molto negativa, lo porta anche a riflettere sul concetto di maggioranza e a porre dei dubbi alla possibilità che essa sia giudice ultima dei diritti e dei doveri dei singoli. Come si vede, i terreni entro i quali le suggestioni di Rosmini hanno potuto trovare intese e collegamenti con talune modalità di intendere ed elaborare il pensiero liberale sono evidenti e non a caso lo stesso Rosmini fu tra i grandi ispiratori di una declinazione politica tanto suggestiva quanto ostacolata da più parti, ossia l’accordo tra il liberalismo ed il cattolicesimo, una declinazione che fu molto importante nella nostra storia risorgimentale, che attraversò i decenni e i continenti, configurandosi in molti casi come esperienze fattive ed alternative storiche capaci di dare prove onorevoli di un accordo possibile. Rosmini ha mostrato che una filosofia politica capace di accordare le migliori istanze del pensiero liberale ed un cristianesimo sociale aperto è possibile e che questo accordo non è casuale. In un passo molto bello, Rosmini afferma : “Il maggior bene che si può fare a una persona è […] renderlo autore del proprio bene”. Ora, verrebbe da chiedersi quale sistema politico-economico si accorda meglio con una prospettiva come questa, una prospettiva che vuole evitare lo squallore della dipendenza della singola persona per incentivare ed incrementare la dignità dell’autonomia, dell’indipendenza, del benessere di ogni essere umano. La risposta che viene come automatica è quella di un sistema che, tutelando l’indipendenza etica, religiosa e di scelta di ognuno, fornisce al contempo a tutti la possibilità di crearsi la propria opportunità.

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