Presentazione libro “Libertà individuale. Scritti scelti” di Benjamin Tucker
📖 LUNEDÌ 8 SETTEMBRE 2025 – ore 21:00
Presentazione del libro:
Libertà individuale. Scritti scelti di Benjamin Tucker
📖 LUNEDÌ 8 SETTEMBRE 2025 – ore 21:00
Presentazione del libro:
Libertà individuale. Scritti scelti di Benjamin Tucker
Lunedì primo settembre abbiamo presentato “Lo Stato degli Ebrei”, di Theodor Herzl. Erano con noi Stefano Parisi, presidente dell’Associazione Sette Ottobre, Daniele Scalise, giornalista e scrittore, Paolo Macry, professore di Storia contemporanea presso l’Università di Napoli Federico II e Roberta Ascarelli, professore di Lingua e Letteratura tedesca presso l’Università di Siena. Quando si deve affrontare un testo come questo, pubblicato dal più noto padre del sionismo nel 1896, un testo dove affonda le proprie radici il progetto effettivo di ritorno ad una Terra Promessa, sia essa in una qualche colonia inglese, principalmente la Palestina, allora Protettorato britannico, o in Argentina, ebbene, quando ci si trova nella necessità di descriverlo, la tentazione più grande è quella di compiere un anacronismo. Vale a dire, leggere il testo, che ha un suo contesto, un suo inquadramento, una sua storia ed un suo preciso background, attraverso le lenti rovesciate della contemporaneità. Per meglio far intendere, al cospetto di opere come queste, dove il richiamo ad una categoria tanto palese quanto “pericolosa” come quella della “attualità” sembra risultare irresistibile, la lettura che se ne desume e la prospettiva entro la quale ci si mette rischia di essere falsata. In un certo qual modo, è come se, per essere espliciti e chiari, un’opera della fine del XIX secolo, composta da un ebreo ungherese di formazione giuridica divenuto brillante giornalista e testimone diretto dell’antisemitismo nella seconda metà dell’Ottocento in Europa, venisse ridotta a mera anticipazione degli avvenimenti che dilaniano il Medio Oriente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ai nostri giorni. Può risultare sicuramente interessante valutare un testo anche – non solo, ma anche – alla luce degli eventi presenti, o. perfino, della più stretta cronaca giornalistica, e non sono certo di poco conto le riflessioni che se ne possono trarre dal confronto e da un’analisi comparata, ma tutto ciò non deve rappresentare il fuoco interpretativo attorno al quale mettere in esame un testo come questo. Qui si vuole, insomma, far intendere come ogni elaborato, ogni composizione, per quanto non possa essa stessa prescindere dalla storia successiva e dalla storia concreta dei suoi effetti, non può e non deve ridursi ad esse, quanto, piuttosto, tenere primariamente conto dell’insieme di coordinate che emergono dal testo stesso, nella sua centralità. Il testo parte da un problema gravissimo e innegabile : l’antisemitismo è ovunque in Europa, dalla Russia alla Francia, passando per la Germania. Sono gli anni, giova ricordarlo, dell’Affaire Dreyfus, ossia di quel complesso intrigo diplomatico militare che vide la condanna, la degradazione e l’umiliazione di un capitano ebreo dell’esercito francese, Alfred Dreyfus, rivelatosi, poi, innocente. Ma quanto emerse da questo scandaloso episodio, e dalle sue implicazioni, fu un odio profondo verso gli ebrei sia nelle alte gerarchie militari che nella società che nella politica francesi. Di questo, Theodor Herzl ebbe modo di compiere resoconti e di rendersi conto, al punto da maturare la convinzione che i progetti di integrazione degli ebrei nelle nazioni europee erano delle pure illusioni. Herzl, sotto questo aspetto, ebbe il merito di porre la questione ebraica, vale a dire il posizionamento dei suoi correligionari nei diversi stati europei, sotto una visione estremamente realistica, in un’ottica lucida e, perfino, spietata, rifiutando ogni sogno di possibile coagulazione senza discriminazione. L’ottimismo post-illuministico e il clima di maggiore integrazione della componente ebraica nelle società europee nel primo cinquantennio dell’Ottocento, al netto di frequenti pogrom nell’Europa Orientale avevano lasciato il posto al risorgere di un antisemitismo diffuso e stratificato, arricchito di ulteriori componenti. In questo panorama, giunse sia “Lo Stato degli Ebrei”, sia l’elaborazione di un programma pratico di insediamento in una vera e propria nazione a parte, sorretto da un ideale, il sionismo, che si prefiggeva il ritorno dopo la diaspora secolare e la fine della condizione di ospiti sgraditi in luoghi stranieri. Questo programma fu veicolato, oltre che da quest’opera, vero e proprio manifesto di una volontà di sopravvivenza, dal Congresso Sionista di Basilea, dove, nel 1897, queste idee furono espresse e dove si procedette ad un confronto, ad una pianificazione organizzativa, alla delineazione di strategie per giungere ad un fine ben preciso, l’affrancamento della popolazione di lingua, religione e ascendenza ebraica presente negli stati europei verso uno Stato che fosse esclusivamente sotto la giurisdizione ebraica. Le alternative alla Palestina non mancarono e lo stesso Herzl propose, più tardi, anche un possibile insediamento in Uganda, anche questo un territorio al tempo possedimento inglese. Ma Herzl si contraddistinse per la risolutezza con cui perseguì l’idea che uno Stato per gli Ebrei fosse necessario se gli Ebrei volevano esistere o semplicemente sopravvivere. Ed Herzl fu capace di trasmettere un’altra idea fondamentale al movimento sionista, ossia che proprio le persecuzioni, l’inasprirsi della discriminazione e l’aumento delle angherie fossero il chiaro segnale di un avvicinamento della vittoria oltre che della necessità di aumentare l’impegno per concretare il risultato finale. Quest’uomo, nonostante la sua morte prematura, a quarantaquattro anni, seppe infiammare masse di ebrei in molti paesi d’Europa, seppe convincere con la ragione e con la passione, ma soprattutto fu tra i principali artefici del ritorno degli Ebrei nella loro Terra Promessa. Herzl non ha mai disgiunto la questione ebraica dalla questione dello Stato Ebraico, della Nazione ebraica. Il successo del suo progetto passa anche dal riconoscimento delle componenti dello stato moderno e contemporaneo, delle sue basi giuridiche e della necessità dei riconoscimenti nei consessi delle Nazioni, necessità che Herzl trasmise come un lascito indissolubile. Le sue ceneri riposano, in un monte che porta il suo nome, a Gerusalemme. In suo onore, gli Ebrei di tutto il mondo celebrano una festa a lui dedicata, l’Herzl Day, avendo ben capito quanto a questo pragmatico e risoluto intellettuale mitteleuropeo essi debbano in termini di autonomia e di indipendenza.
Presentazione del libro:
Lo Stato degli ebrei di Theodor Herzl
Lunedì 28 luglio, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato la “Trilogia della borghesia”, di Deirdre McCloskey. Erano con noi Paolo Silvestri, ricercatore di Filosofia del diritto presso l’Università di Catania , Guglielmo Piombini, editore e scrittore e Alessandra Maglie, dottore di ricerca in Mutamento sociale e politico presso l’Università di Torino. Sotto questo titolo sono raggruppati i tre volumi, “Le virtù borghesi”, “Dignità borghese” e “Eguaglianza borghese”, che l’Autrice ha pubblicato dal 2006 al 2016 e che rappresentano, in termini di ricerca e di sforzo compiuto, quella che potremmo definire come l’apologia del gruppo sociale che ha reso prospero il mondo. Qui si cercherà, per evidenti limiti di spazio e per un chiaro senso dell’opportunità, di tratteggiare alcune linee riassuntive, consapevoli che una recensione dettagliata di questi tre ponderosi tomi avrebbe richiesto una trattazione che va di molto oltre il consueto limite. Ci troviamo di fronte, infatti, ad una grandiosa esaltazione dei gruppi sociali che hanno reso possibile il capitalismo e la società aperta, rendendo, giova ricordarlo ai molti smemorati, il mondo migliore in senso assoluto, come pure in termini relativi, a confronto con altre soluzioni che hanno dimostrato, nella storia e alla prova dei fatti, i loro insuccessi e le loro tragedie. L’Autrice, attraverso una prosa molto personale, che, in taluni punti, può non sempre risultare all’altezza delle sue aspettative – ma che, comunque, coglie spessissimo nel segno di avvincere i propri lettori lungo il dipanarsi di un cammino oggettivamente lungo – fornisce un evidente messaggio, un peana ai meriti del libero mercato e, di conseguenza, a coloro che lo hanno reso possibile. La prospettiva della McCloskey è quella di una liberale che guarda con diffidenza ad un’istituzione come lo Stato, nato per proteggerci ed ora tanto lontano dagli scopi per cui era stato creato dalla modernità. Di fronte allo Stato che poco o nulla protegge e che molto interferisce, Deirdre McCloskey cerca di riportare alle buone ragioni del capitalismo, ad un ideale che è fiducia, apertura, possibilità. Non a caso, l’Autrice insiste tanto su questo punto, ossia sul fatto che proprio attraverso il sistema capitalistico, imperniato sulla proprietà privata, sulla garanzia della legge e sulla ricerca del profitto, oltre che sulla libertà individuale, i poveri, vale a dire proprio lo strato più problematico di ogni società, possono riscattare la propria condizione ed ascendere a condizioni migliori. Con un felice paradosso, si ricorda proprio che la condizione di riscatto sociale degli strati meno abbienti passa attraverso l’affrancamento dalla preoccupazione che verso di loro nutrono alcuni ricchi e tutti gli interessati politici di ogni schieramento, oltre che dalle loro personali aspirazioni di innalzamento, rese possibili proprio dalla società impostata sul libero mercato. Un altro aspetto interessante e degno di nota nell’ampia opera della McCloskey è il rilievo da lei fornito alle idee, alla mentalità, alle predisposizioni, ai costumi, ai modi con i quali si affrontano i problemi, alla morale e all’etica che sovraintendono le azioni ed in questo senso parlare di “virtù” borghesi, di un concetto stratificato e complesso come quello di “eguaglianza” borghese o di “retorica” borghese (oggi si direbbe, forse, “narrazione”) è quanto mai significativo. Questo complesso immateriale di componenti costituisce il grande portato alla dignità ed alla libertà intese in senso “borghese”, le vere e principali protagoniste causali di quello che l’Autrice chiama “il Grande Arricchimento”, ossia la prodigiosa, stratosferica e formidabile accelerazione di cui l’intera umanità ha potuto beneficiare dall’inizio della Rivoluzione Industriale ad oggi. Un fenomeno di tale portata e dalle implicazioni talmente vaste da non essere nemmeno lontanamente compreso, sia dal ceto intellettuale che dalla communis opinio. La sua incomprensione, e, di converso, il totale sovvertimento che spesso viene operato intorno a questi aspetti, ha portato ad errori macroscopici come pure ad una sempre più bassa riconoscenza per gli autentici pilastri della nostra fortuna e del nostro benessere. Posseduti, spesso, da un pessimismo infondato o da un clima di cupezza millantato per profondità razionale, gli uomini e le donne di questo pianeta non riescono (o non vogliono ?) riconoscere i propri debiti con quell’ordinamento cui tanto devono. Deirdre McCloskey è, invece, profondamente consapevole della portata e dell’importanza del multiforme caleidoscopio rappresentato dalla mentalità “borghese”, e mostra, lungo ogni parte della sua fatica, immensa gratitudine, una gratitudine acuita proprio dal fatto che essa non è affatto merce comune. Al termine del volume dedicato alla “Dignità borghese”, i titoli dei due paragrafi finali possono essere usati come una delle idee che stanno alla base di questo (cospicuo) sforzo letterario : “Quindi l’Era Borghese non giustifica il pessimismo politico o ambientale” e, conseguentemente, “[…] un garbato, per quanto cauto, ottimismo”. Essere consapevoli del punto dove siamo giunti, soprattutto alla luce della piena comprensione del punto da dove siamo partiti, dovrebbe farci capire che il salto è stato non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente elevatissimo. Questa comprensione, se accompagna ogni nostra riflessione, trasmuta il senso stesso del contributo umano e lo eleva verso un livello finalmente adeguato.
Nella serata di lunedì 28 luglio alle ore 21:00, presenteremo, in una conferenza virtuale alla quale potrà accedere tramite il seguente link https://us02web.zoom.us/j/88588817841 il libro “Trilogia della borghesia” di Deirdre McCloskey insieme a:
Caro Direttore,
in occasione della trecentoventitreesima serata di Lodi Liberale abbiamo presentato il libro “La politica, il tempo e l’incertezza” insieme all’Autore, Raimondo Cubeddu (Senior Fellow dell’Istituto Bruno Leoni), a Pier Giuseppe Monateri (Professore di Diritto civile all’Università di Torino) e a Fabio Pammolli (Professore di Finanza e Scienza dei dati al Politecnico di Milano). Si tratta di un saggio di straordinaria lucidità teorica che affronta un nodo essenziale della riflessione politica moderna: come può la politica agire in un mondo dominato dall’incertezza, dal mutamento e dalla complessità, senza cedere alla tentazione del controllo totale o alla rassegnazione fatalistica?