Come declina un paese

Come declina un paese

“A scuola di declino. La mentalità anticapitalista nei manuali scolastici”, scritto a sei mani da Andrea Atzeni, Luigi Marco Bassani, Carlo Lottieri ed edito da Liberilibri nel 2024, è un pamphlet che documenta e analizza i contenuti di alcuni manuali scolastici utilizzati in diversi istituti italiani, portando alla luce quello che sembra essere un denominatore comune: temi economici, storici e  sociali vengono trattati mettendo sempre sotto accusa e cattiva luce le varie rivoluzioni industriali e i sistemi di libertà economiche e politiche che le hanno accompagnate e succedute. read more

Maffeo Pantaleoni, ricercatore del senso del suo tempo

Maffeo Pantaleoni, ricercatore del senso del suo tempo

Martedì 29 ottobre, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato il libro di Maffeo Pantaleoni “Erotemi di economia”. Erano con noi Manuela Mosca, professore di Storia del pensiero economico presso l’Università del Salento, Piero Bini, professore di Economia e Storia del pensiero economico presso l’Università di Roma3 e Nicola Giocoli, professore di Economia politica presso l’Università di Pisa. Si tratta di un libro pubblicato, originariamente, presso i tipi di Laterza nel 1925 e successivamente ripubblicato presso la casa editrice Cedam di Padova nel 1963. Stiamo, pertanto, parlando di un libro ormai entrato nel secolo dalla prima pubblicazione, fatto uscire l’anno successivo rispetto alla morte del suo Autore, di cui, lo scorso anno, appunto, si ricordavano i cento anni dalla scomparsa. E’ comunque un’opera che, al netto di un inevitabile radicamento al contesto teorico-linguistico dell’epoca, mostra ancora la sua freschezza oltre a notevoli punti di interesse. E’ opportuno premettere sempre, quando si affrontano dei classici, che la questione della loro attualità non dovrebbe essere vista come un metro di giudizio fondamentale per la loro valutazione. Molti testi, se non tutti, vanno valutati primariamente per il loro radicamento contestuale, proprio in quanto espressione di una ben precisa cornice concettuale e di posizioni storicamente determinate, sulla quale ogni valutazione di merito, radicata ineluttabilmente su idee ancorate nel presente, si trasforma fatalmente in qualcosa di infondato e di anacronistico. Questa avvertenza metodologica è particolarmente applicabile per un caso come quello di Maffeo Pantaleoni, economista tenuto in alta considerazione ai suoi tempi, che va, tuttavia, compreso e letto all’interno di una parabola che ebbe sicuramente risvolti ed esiti quantomeno discutibili come pure una serie di posizioni teoriche di tutto rispetto. In questa sede si cercherà di analizzare proprio il Pantaleoni economista, ed in particolare lo studioso di vaglia che emerge da un’opera vasta come gli “Erotemi di economia”, una sorta di compendio e di sintesi delle principali posizioni dello studioso frascatano dall’inizio del Novecento alla morte. Ne emergerà un sostenitore non ideologico del liberismo, quanto, piuttosto, intimamente convinto, al punto da spendersi personalmente nella convinzione di poter convertire ad esso sia Mussolini che la politica economica del nascente regime fascista. Maffeo Pantaleoni fu una personalità molto complessa, difficile, per certi versi scontrosa e combattiva ai limiti dell’invettiva, un polemista per nulla incline alle mezze misure ed uno studioso di economia di valore assoluto, i cui indubbi meriti e le originalissime intuizioni stanno ricevendo ultimamente l’attenzione che uno studio non condizionato merita, al fine di restituire l’interezza anche intellettuale di un analista estremamente lucido. Seppe opporsi da par suo alle commistioni tra politica e mondo dell’imprenditoria, fu l’implacabile censore della corruzione, dei monopoli, del capitalismo assistito e compromesso dall’abbraccio soffocante dello stato, un abbraccio che ne snatura  la funzione e la natura, Pantaleoni, inoltre, presagiva, come conseguenza inevitabile dell’allargamento del suffragio, uno spostamento dell’asse politico verso il socialismo e il cristianesimo sociale, due esiti che rigettò sempre decisamente. E, fra i due, in special modo il primo,vale a dire il socialismo, che fu il suo bersaglio costante e la sua continua fonte di preoccupazione. La sua comprensione delle dinamiche sociali, economiche e politiche, con le quali non esitava a misurarsi da diversi pulpiti, unita ad un temperamento per nulla incline al compromesso o al comodo accomodamento, ne fecero, spesso, un testimone scomodo della sua epoca e di un contesto storico che, al contrario, faceva del disinteresse per i principi e per accordi davvero “scandalosi” il perno attorno cui ruotare lo sviluppo delle istituzioni. Pantaleoni avvertì, come altri, il timore per una società appiattita e statalizzata e seppe comprendere perfettamente le ansie e le tensioni che pervasero l’Europa dei primi quindici anni del XX secolo, leggendo, di conseguenza, anche la Prima Guerra mondiale, e, soprattutto, la Rivoluzione bolscevica come inopinati allontanamenti – quando non palesi sconfessioni – da quel mondo democratico liberale guidato dall’economia libera di mercato. Un ordine che, faticosamente, ma con significativi progressi generalizzati, stava guidando l’Occidente e che si era dimostrato capace di condurre la civiltà verso strabilianti risultati. Si potrebbe, applicando un’analogia ardita, ma, probabilmente, non aliena da elementi di verità, accostare questi progressi e questi risultati della civiltà occidentale con quella metodologia evocata nel sostantivo, desueto e non certo di uso comune, del titolo. Ci riferiamo all’argomentare filosofico di ascendenza socratica che interroga incessantemente, ricerca, pone quesiti per giungere ad una serie di conclusioni fondate sulla razionalità. Maffeo Pantaleoni fu un instancabile “ricercatore”, in questo senso, un economista che interrogò il suo mondo e il suo tempo per comprenderne il senso e la tendenza read more

L’attacco ad Israele, responsabili e complici

L’attacco ad Israele, responsabili e complici

Lunedì 21 Ottobre, in occasione della duecentottantaseiesima serata di Lodi Liberale,  è stato presentato il libro “Ottobre Nero”, alla presenza dell’autore  Stefano Piazza, giornalista e saggista ticinese, esperto di fondamentalismo islamico, che collabora con il gruppo editoriale Panorama/La Verità, Stefano Magni, giornalista di “Informazione Corretta” e “La Nuova Bussola Quotidiana”,  l’avvocato Cristina Franco, Presidente dell’Associazione Italia-Israele di Savona e Stefano Parisi, Presidente dall’ “Associazione  7 Ottobre”, collegato da remoto. read more

Una analisi corrosiva della politica monetaria ed una suggestione libertaria

Una analisi corrosiva della politica monetaria ed una suggestione libertaria

Lunedì 14 ottobre, nell’ambito delle serate dedicate al pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato “Il mistero dell’attività bancaria”, di Murray Newton Rothbard. Erano con noi Giovanni Birindelli, Presidente di “Catallaxy Institute”, Francesco Carbone, consulente finanziario, Francesco Simoncelli, community manager per “Mellis Wallet” e Antonio Foglia, vice presidente di “Ceresio Investors”. Lo studioso libertario e anarco-capitalista ha più volte, nella sua prolifica produzione, trattato delle tematiche contenute in quest’opera, e lo ha fatto, pur nelle diversità dei contesti e nella peculiarità dei momenti storici, dalla prospettiva della Scuola Austriaca di economia (seppur filtrata dalla sua peculiare personalità e dalla sua originale parabola intellettuale). Lungo tutto il corso della sua vita, Rothbard ha riflettuto intorno al denaro, ai prezzi, alla moneta, al sistema bancario, con particolare riguardo (polemico) per le Banche centrali, cercando di mostrare come questi argomenti siano impattanti sul novero delle libertà personali di ogni individuo. Riteniamo sia adeguato, preliminarmente, proprio sottolineare come troppo spesso non vi sia la consapevolezza dei pericoli che le libertà di ognuno corrono quotidianamente in virtù delle decisioni di politica monetaria, creditizia, inflazionistica. Porre mente a questo aspetto, vale a dire comprendere appieno che ben precise direttive intorno a questi argomenti possono avere conseguenze molto pesanti, siano esse intenzionali o inintenzionali, sulla vita quotidiana di ciascuno come pure sul livello generale ed individuale di libertà, sarebbe già un’acquisizione di rilievo, in un panorama dove questi atti sembrano essere accettati senza comprenderne il peso. Rothbard ha sempre avuto, lungo tutto il corso della sua multiforme attività e in ciascuna delle sue molteplici opere, la preoccupazione quasi maniacale a farsi comprendere, utilizzando, se necessario, semplificazioni ed un linguaggio piano e chiaro orientato verso i propri lettori più che verso il mondo accademico. Questo ha generato, abbastanza comprensibilmente, il pregiudizio che Rothbard fosse poco profondo, superficiale, in generale ben poco autorevole. In realtà, il suo è sempre stato un intento metodologico preciso, volto ad esprimere concetti precisi in un modo piano, relativamente semplice e, comunque, con alle spalle una solida preparazione. Questo libro non fa eccezione e l’interesse per le tesi esposte non è disgiunto dal modo estremamente comprensibile con cui queste tesi sono esposte. Azzardando, ma non troppo, si potrebbe dire che porsi, come ha fatto sempre Rothbard, in opposizione al mainstream accademico e intellettuale per sostenere idee spesso controcorrente non poteva che presupporre una modalità espositiva nitida, volutamente lontana da astruserie verbali o terminologiche. Quest’opera ne è l’ennesima riprova, con posizioni che, se per molti versi si agganciano alla tradizione austriaca in materia, di certo mostrano un’adeguatezza al senso comune, all’analisi concettuale e logica e alla ricerca storico-critica di notevole valore. Non ci introdurremo nel merito di un intrico di punti che hanno originato da sempre fiere contrapposizioni tra gli studiosi della materia economica di vario orientamento, anche per l’impossibilità di trattare in una sintesi argomenti tanto vasti cercando di fornirne un’impressione perlomeno veridica. Ci limiteremo a due aspetti, fra i tanti, che riteniamo di notevole interesse, vale a dire la posizione dell’Autore sul complesso di vicende che ha portato alla creazione delle Banche centrali e, infine, alla proposta che Rothbard avanza per offrire un’alternativa plausibile dopo una critica tanto distruttiva. Nel primo caso, non sarà nostra intenzione discutere o riportare tutto il complesso di idee che soggiacciono al complesso punto di vista di Rothbard in materia, ma ci basterà cercare di indurre all’attenzione sul fatto che, di fronte ad un fenomeno che sembra ormai irreversibile e, per certi versi, in espansione come quello del controllo pressoché omnicomprensivo dell’attività creditizia e di politica monetaria da parte delle Banche centrali, Rothbard eleva più di un dubbio, molte riserve e delle critiche che non possono essere accantonate a cuor leggero. Lasciamo ai lettori, che, ci auguriamo, molti, la scoperta di queste precise critiche, mentre a noi il compito di considerare come estremamente importante, in un’ottica di discussione e di elaborazione del consenso intorno a punti tanto importanti, l’emergere di una voce che si permette di non accettare ogni cosa come inevitabile, ma, piuttosto, di un punto di vista in grado di esercitare un controllo critico che passa anche da una contestazione acuminata e precisa. Il secondo punto riguarda l’interesse rappresentato, nella parte conclusiva dell’opera e prima dell’Appendice, dalla proposta avanzata dall’Autore in merito ad un’alternativa. Questa proposta, che viene definita come il tentativo di “tornare ad una moneta sana ed onesta”, si configura come il ritorno ad uno standard aureo veridico, alla riscossione delle riserve auree a fronte di un cambio definito, la soppressione della Banca centrale (qui è il caso americano ad essere tenuto in conto, ma lo stesso schema potrebbe essere esteso alle altre nazioni con sistemi monetari simili), il riallineamento del sistema bancario, la soppressione della Zecca centrale e statalizzata e, in generale, la privatizzazione dell’intero settore. Tutto questo, ancora una volta, dovrebbe insegnarci che chiuderci nello steccato di una sola opzione, fatta cadere dall’alto, controllata dal potere politico e dalle autorità finanziarie centrali, ci preclude possibili opzioni più libere e, magari, più confacenti ai desideri degli uomini che fanno impresa . Non a caso, anche nella nostra epoca, che ha fatto del controllo soffocante delle istituzioni e del dirigismo un freno allo sviluppo della libertà economica, stanno inevitabilmente emergendo realtà che sono l’espressione concreta di una reazione alla coercizione finanziaria e che non possono che rappresentare una speranza per chi ha a cuore le sorti della libertà tout court.  read more

L’Inghilterra spiegata all’Europa : Voltaire e il paradigma inglese

L’Inghilterra spiegata all’Europa : Voltaire e il paradigma inglese

Lunedì 30 settembre 2024, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato le “Lettere inglesi” di Voltaire. Erano con noi Antonio Gurrado, assegnista in Storia della filosofia dell’Illuminismo presso l’Università di Pavia, Claudio Martinelli, professore di Diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Debora Sicco, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Piemonte Orientale. Quando si parla delle “Lettere inglesi” o “Lettres philosophiques” ci si riferisce ad una delle opere più influenti della cultura del XVIII secolo, uno snodo centrale non solo nell’esperienza letteraria del suo Autore, ma anche nel panorama intellettuale europeo settecentesco, uno dei (tanti) manifesti della civiltà dei Lumi. Voltaire approdò, durante il suo secondo esilio, in Inghilterra nel 1726, a seguito di un episodio tanto spiacevole quanto formativo per l’allora poeta mondano, epico e tragico, parigino : le percosse subite dai servi del cavaliere di Rohan, un aristocratico da lui sbeffeggiato e che si vendicò non solo facendolo bastonare, ma corrompendo la giustizia affinchè finisse alla Bastiglia, imprigionato. Grazie ad una concessione governativa, mutò la prigionia in esilio e scelse l’Inghilterra. I tre anni da lui trascorsi in Inghilterra (1726-1729) furono decisivi per la sua formazione e resero Voltaire un uomo nuovo. Lì conobbe la politica e i suoi principali esponenti, la società e le modalità con le quali era regolata la tolleranza per i credi e i culti, i più importanti intellettuali e il compimento della rivoluzione scientifica operato da Newton. Tutta la sua produzione successiva, dalle “Lettere inglesi” pubblicate nel 1734, fino alla grande messe di opere che fece uscire fino alla morte su tutti i temi e utilizzando i più svariati registri, risentirono di quanto appreso e rielaborato in questo centralissimo periodo inglese. Per limitarci al testo presentato, diremo che l’opera è tanto più singolare se si pensa che, descrivendo genialmente e con ammirazione quasi incondizionata il mondo britannico, di fatto Voltaire polemicamente allude criticamente ai guasti e alle arretratezze della nativa Francia, generando, di fatto, un ritratto doppio, un resoconto al positivo, da un lato, e una critica impietosa dall’altro. Questo reportage costò a Voltaire un’ulteriore minaccia di arresto, convincendolo a ritirarsi presso l’amica Emile du Chatelet nel castello di Cirey, nella Champagne. Prima delle “Lettere inglesi”, Voltaire aveva messo la sua formidabile abilità di scrittore al servizio della letteratura, innervandola del clima e dello spirito pre illuminista : una ricorrente polemica anticlericale, la condanna del fanatismo religioso, l’avversione per la repressione delle libertà. Con quest’opera, dove lo sguardo si posa su un contesto molto più avanzato rispetto alla sua patria, Voltaire parla all’Europa (e alla Francia) di come in Inghilterra siano definiti e affrontati i problemi religiosi, quelli politico-economico-istituzionali, quelli sanitari, intellettuali, letterari, culturali. Le “Lettres philosophiques” sono, poi, la testimonianza di una profonda folgorazione interiore, prima che di pensiero, che convertì Voltaire ad un universo fatto di tolleranza, libertà di opinione, di politica ragionevole ed equilibrata, alle istanze di Locke e Newton su tutti, ma anche alla rivoluzione scientifica annunciata da Lord Bacon, a Clarke, Swift, Pope. Quest’opera ebbe un successo immenso ed una risonanza vastissima anche e soprattutto in virtù delle capacità del suo Autore, della sua capacità di mediazione culturale, di adattatore ironico e dissacrante, di demistificatore arguto e brillante. Voltaire seppe aprire all’Europa la comprensione piena di un quadro ricchissimo di scrittori, filosofi, scienziati e di idee, rendendola consapevole che un nuovo modo di organizzare la propria vita fosse possibile. Riflettendo sul peso e sull’eco che le “Lettres” ebbero, si corre sempre il rischio di non sminuirne (o di non comprenderne appieno) la portata, l’importanza, le conseguenze. La lingua chiara, efficace e tagliente di un grande scrittore schiude l’Inghilterra al continente, e, singolarmente, questa esperienza diventa tanto più efficace in quanto fu, dapprima, un’esperienza di conversione personale. Il Voltaire che entrò in Inghilterra da esiliato era un uomo duramente provato dai soprusi, cui si era sempre opposto in virtù di una generica e istintiva differenza di impostazione. Il Voltaire che uscì dall’Inghilterra, dopo tre anni intensissimi di gioiosa full immersion era un intellettuale pronto a propagare i pilastri teorici di quella che sarebbe diventata l’età dell’Illuminismo in Europa, completa dei suoi bersagli polemici vecchi (la Chiesa retriva e retrograda, la metafisica scolastica e gesuitica, l’assolutismo dell’ancien regime) e nuovi (Cartesio e i cartesiani, Malebranche, Spinoza, Leibniz e Wolff). A questi, Voltaire oppone il nuovo universo epistemologico sperimentale che aveva in Locke il suo riferimento e nella scienza newtoniana la sua palmare dimostrazione. Ad un’Europa ancorata a credenze e metafisiche contorte, Voltaire suggerì, con la freschezza di un vento impetuoso in una stanza chiusa da tempo, un’alternativa deflagrante, capace di spazzare via vecchie certezze e di suggerire vie improntate alla libertà e all’applicazione della ragione.  read more