I pericoli dell’ipertrofia legislativa per la libertà individuale

Lunedì 5 dicembre, nell’ambito delle presentazioni dei Classici del pensiero liberale e libertario, l’associazione Lodi Liberale ha presentato “Diritto, legislazione e libertà” di Friedrich August von Hayek. Erano presenti Lorenzo Infantino, professore di Filosofia delle Scienze Sociali presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, Raimondo Cubeddu, Senior Fellow dell’Istituto Bruno Leoni e Pier Giuseppe Monateri, professore di Diritto Civile presso l’Università degli Studi di Torino. Nella serata, inoltre, è stato proiettato un contributo di Jeremy Shearmur, professore emerito di Filosofia presso l’Australian National University.

Con “Diritto. legislazione e libertà”, ci troviamo di fronte all’ultima grande opera, in termini di mole e di vastità di respiro concettuale, del filosofo, scienziato sociale ed economista premio Nobel Friedrich August von Hayek. Seguiranno altre opere, anche rilevanti e di notevole interesse, ma questa rappresenterà l’ultimo affresco complessivo del formidabile studioso austriaco, esponente della Scuola Austriaca di Economia e meritorio riorganizzatore del pensiero e della pratica del liberalismo nel secondo dopoguerra. Il ciclo dei Classici aveva già presentato, di Hayek, “L’ordine sensoriale” e, prima ancora, “La società libera”. Ebbene, “Diritto, legislazione e libertà”, un’opera dalla gestazione complessa e dilatata, che si stende dal 1973 al 1982, rappresenta proprio il tentativo di riformulare e rifondare le tematiche contenute ne “La società libera” (“The Constitution of Liberty”) per adattarle al nuovo contesto ed alle nuove problematiche, che avevano ispirato all’Autore una revisione completa dell’impianto della prima opera sul senso e la struttura del concetto di libertà.

Il mondo e il clima intellettuale fra le due opere erano radicalmente cambiati, e se “La società libera” può definirsi un’opera identitaria sul liberalismo, a voler condensare con una formula necessariamente riduttiva il formidabile contributo risalente al 1960, dove la libertà viene identificata come il pilastro della civiltà, “Diritto, legislazione e libertà” rappresenta da un lato la sua evoluzione e da un altro, come recita anche il significativo sottotitolo, una nuova dichiarazione dei princìpi liberali di giustizia ed economia politica. Quindi, di fatto, una riformulazione dei concetti di Regole ed Ordine (Volume I), di giustizia sociale e di giustizia in genere (volume II) e terminando con l’analisi del sistema politico, oltre che la proposta di una riforma, per un popolo libero (Volume III).

Il libro è complesso e ricchissimo, frutto della conoscenza smisurata e delle vastissime competenze del suo Autore e pertanto si presenta come un’approfondita e minuziosa mappa sia dei più prossimi sviluppi del pensiero di Hayek sia della riflessione anche sulle sfide portate al liberalismo classico dalla contingenza. Al tempo dell’uscita dei tre volumi di cui si compone, le critiche si moltiplicarono, anche da parte di molti che avrebbero dovuto, per affinità ideologica, essere vicini al pensatore austriaco.

Il minimo che si possa dire è che un libro di questa mole, animato da una serie di punti di vista tanto netti e lontani dal comune modo di approcciare in genere le scienze sociali, non poteva che generare discussioni. Questa sua caratteristica non ne inficia la forza, l’importanza e il valore, essendo stato uno di quei contributi che hanno dato e che ancora dicono molto a chi abbia la pazienza di compulsarne le pagine. L’intento primario dell’opera è quello di precisare le linee delle norme consentono di far emergere una società dove la cooperazione sia libera, dove non sia imposta una gerarchia obbligatoria di fini, dove i contenuti delle proprie azioni siano adottati senza una coazione esterna all’individuo che li sceglie. Per tracciare queste linee, Hayek insiste anche sull’habitat istituzionale, oltre che sulla centralità del diritto come insieme di norme di <<giusta condotta>>. Uno dei contributi più rilevanti di “Diritto, legislazione e libertà” è l’aver messo in guardia di fronte ai pericoli di una iper-legislazione, di un’ipertrofia decisionale attraverso decreti e leggi parlamentari tendenti a disciplinare ogni aspetto del vivere civile. In quest’ottica, ed al di là delle maggioranze variabili e quindi, necessariamente, spesso creanti frutti legislativi spesso in contraddizione fra loro, ogni decisione parlamentare o locale sembra essere posseduta dall’ansia di avere uno o più specifici obiettivi, cessando di configurarsi, per l’appunto, come norma generale di condotta.

Di fronte a centinaia e centinaia di leggi conformate su questo tenore e informate a queste direttive, la libertà individuale di scelta inevitabilmente si restringe sempre di più ed i pericoli per gli individui aumentano di giorno in giorno. Quando si moltiplica fino all’inverosimile il complesso delle leggi che hanno finalità di controllo di ogni ambito degli individui, che si occupano indebitamente, per esondarne i limiti, delle legittime frontiere entro le quali il singolo essere umano deve mantenere una sua assoluta autonomia, ecco che la nostra concreta libertà è già in pericolo. E dal 1982 questa tendenza non si è certo ristretta, ma anzi, si è ampliata a dismisura. Hayek più volte insiste su un assunto metodologico, ossia la condizione di ignoranza e fallibilità dell’uomo : questa premessa dovrebbe da sola metterci in guardia di fronte alla legislazione omnicomprensiva.

Commenta l'articolo

commenti