Martedì 19 maggio abbiamo presentato il libro di Pierluigi Battista “Libri al rogo. La cultura e la guerra all’intolleranza” insieme all’autore e ad Alessandro Sallusti. Trattare di tolleranza, di libertà di espressione, di opposizione alla censura di ogni tipo è fondamentale perché questo tema è strettamente collegato al più generale aspetto della libertà individuale di ciascuno, di una sfera intangibile che deve essere tutelata in ogni società autenticamente aperta.
Viviamo in un’epoca in cui il politicamente corretto ha imposto un dominio nelle coscienze, nelle espressioni artistiche oltre che una censura preventiva perfino sui grandi classici della letteratura e dell’arte. Le numerose manifestazioni di questo furore da controllo hanno mostrato essenzialmente due ordini di errori, per una prospettiva anche solo latamente liberale: qualcuno che decide cosa sia corretto e cosa no e tutta una serie di divieti che si applicano sui campi espressivi, che di per se dovrebbero essere liberi da steccati. È una quotidiana sciagura per la facoltà espressiva di ognuno e per la sua più generale libertà individuale che qualcuno (sia esso un’autorità o una istituzione o un ente o un gruppo o una persona) tenti e riesca a inibire la sua possibilità di comunicare ciò che fa parte del suo pensiero. Questa sciagura si chiama censura e non esiste solo nei paesi dove la libertà di espressione è conculcata e repressa, ma anche nei paesi dell’Occidente, nelle democrazie cosiddette liberali che però, in questo, di liberale non hanno proprio nulla. Ovunque non sia riconosciuta la piena, compiuta e assoluta libertà espressiva, siamo in presenza di una censura perché, come dice George Steiner, “la censura è la stessa cosa di un rogo di libri, ma a fuoco lento”. Il fatto che non vediamo più, nelle nostre piazze o davanti alle nostre librerie, roghi accesi e pire in combustione non significa che possiamo dire di possedere una libertà espressiva piena. I roghi sono diventati virtuali e le pire vengono appiccate da fanatici che vogliono imporre il loro modo di vedere il mondo e la vita e che non ammettono deroghe dalla loro linea. Quello che constatiamo ogni giorno è la volontà precisa di sopprimere ogni forma di cultura che non rientri nello schema prefissato e preordinato come “giusto”, in una vertigine inquietante e spaventosa che mira a plasmare un’unica cultura, con precise caratteristiche, definita da precise coordinate, paletti entro i quali non è “corretto”, appunto, spostarsi.
Questo perché la cultura fa ragionare, apre le menti, moltiplica le possibilità di ciascuno e quindi, in una prospettiva che vuole tenere gli uomini e le donne in una posizione di subalternità, non può essere accettata. I libri e la cultura in genere sono pericolosi per tutti i tiranni di ogni tempo e la storia ci testimonia il duro cammino della libertà espressiva contro chi ha voluto soffocarla, uccidendo esseri umani o distruggendone le opere. Con un paradosso tanto vero quanto spaesante, i fanatici che vogliono distruggere la libertà espressiva di tutti, amano la cultura e le espressioni artistiche. Solo che pretendono l’imposizione esclusiva della propria, quella giusta, retta, pura, etica e corretta. Dietro ogni tentativo di distruggere la libertà espressiva, c’è il tentativo di imporre una visione del mondo esclusiva, un totalitarismo del pensiero.
Il libro ha un’interessantissima sezione dedicata al tentativo millenario di non far accostare le donne alla cultura e ai libri, in ragione del timore di quello che sarebbe potuto succedere al dominio maschile. Ne consigliamo vivamente la lettura per riflettere su quanto l’umanità abbia perso dall’aver relegato le donne per così lungo tempo in una subalternità culturale che ha assunto le caratteristiche di una vera e propria emarginazione. Così come consigliamo la lettura, altamente istruttiva, della parte dedicata alla riflessione intorno a tutti quei casi in cui il fanatismo ostile alla libertà espressiva è andato al potere, tra folle osannanti di intellettuali complici e stragi inenarrabili di innocenti.
Nell’ultimo capitolo del libro viene auspicato un “oltranzismo della tolleranza” da contrapporre al fanatismo dell’intolleranza, ma anche alla non assoluta difesa della libertà di espressione. Con un’argomentazione stringente Pierluigi Battista sostiene a ragione come ogni deroga dal principio di difesa della piena, completa e assoluta libertà espressiva (l’oltranzismo della tolleranza, appunto) sia un errore, una breccia aperta nella fortezza con la conseguente possibilità, per ogni censura, di insinuarvisi. Ogni breccia, ogni deroga, anche un’unica eccezione rappresenta un rogo acceso. La libertà di opinione (di idee, parole, pratiche, immagini, cultura e arte) non deve essere in alcun modo violata, in nessuna delle sue possibili espressioni. Questo ha delle conseguenze che non sono certo facili da accettare, ma la tolleranza esige autocontrollo, disciplina, divenendo quasi un’ascesi laica. La sua pratica, piena e senza condizioni, rappresenta uno dei grandi motivi per cui la società liberale può dirsi superiore a ogni altra, visto che essa sola consente l’assoluto dispiegarsi della libertà espressiva al suo interno. Anche questo può divenire il punto di partenza per una controffensiva culturale che il modello pienamente liberale di convivenza può opporre e mettere in campo in questa contingenza contro ogni nemico delle libertà.

