Vivere è (anche) discriminare : Walter Block

Lunedì 3 luglio abbiamo presentato, nell’ambito della rassegna dedicata ai classici del pensiero liberale e libertario, “Le ragioni della discrimanazione”, di Walter Block. Erano presenti, oltre al prestigioso Autore, intervenuto con un video dedicato alla serata, anche Giuseppe Cruciani, scrittore e giornalista, Riccardo De Caria, professore di Diritto dell’economia all’Università di Torino e Bernardo Ferrero, vice direttore di Storia Libera. 

Il tema principale del libro è il concetto di discriminazione, di come esso abbia delle ragioni, di quali siano queste ragioni in un’epoca come la nostra orgogliosa, mediante il pensiero mainstream, di condannare ogni forma di discriminazione e di come, in ultima analisi, esista una correlazione necessaria ed oggettiva tra la discriminazione e la libera scelta (come testimoniato, peraltro, dal programmatico sottotitolo, ossia “Una difesa radicale della libera scelta”).

Per coloro che non hanno familiarità con questo Autore, sarà opportuno ricordare come le sue posizioni libertarie ed anarco capitaliste siano emerse nella sua cospicua produzione accademica e come la sua vena paradossale tendente a portare alle estreme conseguenze le sue convinzioni sulla libertà di intraprendere abbiano prodotto le sue due opere più note, ossia i due volumi intitolati “Difendere l’indifendibile”.

Non è qui il caso di passare analiticamente in rassegna quei contributi, ci limitiamo, per il loro valore intrinseco e per il divertimento intellettuale che può derivare dalla loro lettura spiazzante, a consigliarne la lettura a coloro che non avessero ancora accostato questi preziosi esempi di applicazione di un libertarismo rigoroso, radicale e conseguente. 

Anche in quest’ultima raccolta di saggi appena pubblicata in italiano si potrebbe dire che la libera scelta e la proprietà privata siano concetti presi molto sul serio, a tal punto sul serio da provare a instillare qualche dubbio a tutti i sostenitori della necessità di atteggiamenti che in ultima analisi li neghino. Inoltre, il libro cerca di far emergere le molte contraddizioni presenti in ogni esortazione imperativa o legislativa tesa a non discriminare.

Ora, è bene spiegare questo punto al fine di evitare fraintendimenti, una spiegazione che viene richiamata ad onor del vero in più occasioni all’interno degli scritti di Block : innanzitutto, il punto di partenza da cui muove l’Autore è la prospettiva libertaria; per essa, agli individui dovrebbe essere concesso tutto ciò che non aggredisce la proprietà privata e non dovrebbe essere penalizzato ciò che avviene tra adulti consenzienti.

Ne deriva che, se viene rispettata la proprietà privata altrui e se non avviene un’aggressione, cioè  se un atto fra due o più esseri umani adulti è pienamente, consapevolmente consenziente, tutto ciò che avviene all’interno di questo recinto ideale non può essere considerato un reato. Se viene considerato tale, ci troveremmo di fronte ad una legge “ingiusta”, il che significa che il diritto positivo che penalizzasse casi all’interno di quanto detto sopra si configurerebbe come non pienamente rispettoso della proprietà privata e della piena libertà individuale. Ben si vede, come tutta la legislazione antidiscriminatoria debba, pertanto, secondo questa visione indubbiamente radicale, ma conseguente, ritenersi infondata.

Il che, si noti bene, non inficia in nulla e per nulla la condanna morale della discriminazione di talune categorie in virtù di una presunta superiorità. Detta “premessa in cielo” è serenamente sostenuta e di essa, tuttavia, nel libro non ci si dà pena di discutere. Per esemplificare, la prospettiva libertaria sostenuta in questo libro condanna moralmente ogni discriminazione compiuta sulla base di criteri di presunta oggettività, ma crede che anche le discriminazioni più odiose e condannabili moralmente, laddove non portino ad una lesione dei pricìpi di non aggressione e di proprietà privata, non siano legalmente perseguibili. Precisato preliminarmente quanto sopra, Block cerca di far riflettere, essenzialmente, sul fatto che la discriminazione sia una scelta, e quindi sull’incontestabile vertità che tutti, ogni giorno, discriminiamo, cioè effettuiamo scelte che privilegiano un aspetto a dispetto di un altro, un’opzione al posto di un’altra, una prospettiva ideale o un prodotto in-vece di altri.

Ma soprattutto sul fatto che l’orizzonte entro il quale si muovono la discriminazione o la scelta pertiene sostanzialmente a quanto di più intangibile, incoartabile ed intoccabile dovrebbe riguardare ogni singolo uomo o ogni singola donna, ossia il suo dominio più profondo, la sua libertà personale. Il libro riporta, e dimostra, non limitandosi a dichiararle, tesi che urticano il comune senso del pudore intellettuale : il libero mercato allevia la povertà, arrivando perfino a rafforzare, incredibile dictu, le relazioni familiari; la discriminazione rappresenta un fattore importantissimo di cui tenere conto nell’analisi economica ; le “scandalose” opinioni sulla legislazione che tratta della parità salariale e le “originali” vedute intorno al femminismo, alle parità di genere, alle discriminazioni sessuali. Fino ad arrivare all’ultimo capitolo, in cui l’Autore definisce dal punto di vista della filosofia del diritto lo spinoso eppur ineludibile argomento della discriminazione, per proporre una soluzione senza pretese di assolutezza, ma che si consiglia di provare a capire. Ecco, sarebbe sufficiente, e per certi versi persino al di là di ogni più rosea aspettativa, se questi punti di vista sul mondo non fossero accantonati senza nemmeno essere esaminati, ma potessero ricevere il beneficio della lettura, non fosse altro come stimolo e come pungolo per la discussione.

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