In occasione del nostro centoduesimo evento abbiamo presentato il volume collettaneo “Noi e lo Stato. Siamo ancora sudditi?” insieme alla sua curatrice Serena Sileoni (Vicedirettore Generale dell’Istituto Bruno Leoni) e a due coautori, ovvero Claudio Martinelli (Professore di Diritto Pubblico Comparato all’Università degli Studi di Milano-Bicocca) e Vitalba Azzollini, (Giurista e Fellow dell’Istituto Bruno Leoni). Il libro contiene diversi contributi che analizzano, sotto diverse angolature e per diversi aspetti, il complesso quanto problematico rapporto dell’individuo con lo Stato, ovvero uno dei perni essenziali della riflessione liberale. Ci ha perciò fatto molto piacere discutere di questa relazione, di cosa significhi nel nostro Paese e di quali strategie quindi mettere in campo per fare in modo che la libertà del singolo, centrale in ogni dottrina liberale che voglia dirsi tale, resti salvaguardata dal sempre più invasivo esondare dell’ordine statuale. Sottolineiamo che questo libro è stato pubblicato prima del rivolgimento globale operato dalla pandemia, quindi prima di tutte quelle misure che molte nazioni, fra cui l’Italia, hanno messo in atto e che, in moltissimi casi, sono andate ben oltre la sfera dell’autonomia individuale, anzi, di fatto scavalcandola in nome della sicurezza, del bene pubblico e della salute collettiva.
Leggendo il volume siamo condotti a riflettere su questo rapporto individuo/Stato dal punto di vista ecologico-ambientale, come pure da quello linguistico-semantico. Non vengono risparmiati burocrazia e giustizia, come pure la vexata quaestio – gravissima per dimensioni e inconsapevolezza – del debito pubblico e della spesa fuori controllo. Altro tema ricorrente è quello del Mezzogiorno, tanto più ritornante quanto meno seriamente affrontato. Privatizzazioni e liberalizzazioni, pensioni e tassazione sono anch’essi temi affrontati nel libro e rappresentano altrettante aree da tenere presente non solo nel già critico rapportarsi di individuo e istituzioni statuali, ma anche nella concreta azione politica di tutti i giorni, sotto i nostri occhi di elettori. La stessa proprietà privata è messa in pericolo, in una pericolosissima tendenza progressiva verso l’esproprio: un diritto tanto importante per il vivere civile, oltre che per la tradizione della libertà, è sotto scacco, fiaccato dall’attacco dell’autorità pubblica e da una certa politica del tutto incapace di capirne la fecondità.
Dunque, una analisi da molte angolature da cui emerge un dato sostanziale: l’ambito individuale, personale, privato è sempre più conculcato e represso dalle istanze collettive, sovra-personali e pubbliche, espressioni della volontà di potere tipica della politica e delle molte ramificazioni dello Stato tanto più numerose quanto più funzionali a un preciso progetto atto a rendere subalterni i singoli uomini e donne.
Questo lavoro si presenta come l’ideale prosecuzione di un contributo impostato in maniera pressoché simile, ma risalente al 2012 e che asseverava fin dal titolo, “Sudditi”, una condizione di sottomissione allo Stato, nuovo Monarca assoluto e padrone delle nostre vite. Dopo alcuni anni gli autori hanno voluto porsi una domanda, resa esplicita dal significativo sottotitolo: “Siamo ancora sudditi?”. La risposta perentoria e senz’ombra di dubbio non può che essere positiva e, semmai, si deve onestamente affermare che la situazione è andata verso un maggiore incremento della presenza statuale nelle nostre vite, in quei campi che un tempo si ritenevano intangibili.
In un quadro già compromesso nella situazione precedente alla pandemia, il contagio avvenuto su scala globale non ha che ulteriormente sviluppato quelle caratteristiche tracimanti della realtà statuale che conoscevamo e che ora appaiono addirittura plausibili e giustificate a molte più persone di prima nella loro perentorietà senza controlli. Siamo di fronte a un declivio estremamente ripido e pericoloso, verso il quale sarebbe già auspicabile avere una dose sufficiente di consapevolezza. È, infatti, principalmente nelle convinzioni che deve maturare un’attenzione speciale verso la libertà individuale. Altrimenti siamo destinati a perdere progressivamente i valori liberali su cui si fonda la civiltà occidentale.

