In data Lunedì 7 novembre 2022 abbiamo presentato il libro “Capitalismo: L’ideale sconosciuto” ,il saggio di Ayn Rand la cui prima pubblicazione risale al 1966. Il saggio, tra gli altri, include articoli di Alan Greenspan (il futuro presidente della FED), Nathaniel Branden e Robert Hessen.
Con questo saggio lo scopo di Rand è di far rinascere negli imprenditori americani una coscienza che fare profitti a scopo personale è qualcosa di cui andare assolutamente fieri. Rand vuole reagire al sentimento che si stava affermando dal New Deal (1933-1939) in poi, ovvero che lo Stato potesse intervenire nell’economia e dirigere gli investimenti, gli scopi, e, in ultima analisi, i motivi etici secondo i quali i capitalisti erano legittimati ad agire sul mercato. Rand si rende conto che il liberalismo e il capitalismo tipicamente americani erano stati traditi anche in America. Nonostante la Progressive era (1890-1910) fosse finita, il Porgressive movement, fondato da Robert Lafollette in seguito alla crisi del 1893, continuava ad esistere e a sostenere il New Deal. Il movimento si faceva portavoce di ideali anticapitalisti e anti-individualisti. Le politiche che portava avanti erano ispirate ai principi della fede nella giustizia sociale, anticapitalismo e riformismo pubblico. Da lì a poco sarebbero state introdotte regolamentazioni del sistema bancario, finanziario, salario minimo, istruzione pubblica e proibizionismo.
Il titolo del saggio di Rand vuole sottolineare due caratteristiche fondamentali del capitalismo a cui Rand fa riferimento. Da una parte, esso è un ideale, poiché, come scrive nel primo capitolo (“Che cos’è il capitalismo”), il capitalismo è un sistema basato sul riconoscimento dei diritti individuali, inclusi i diritti di proprietà, in cui tutta la proprietà è privata. Dall’altra, questo ideale è tuttavia sconosciuto poiché il capitalismo puro per come lo intende Rand non sarebbe mai esistito. Questa forma di capitalismo puro (laissez-faire capitalism) si riferisce alla completa separazione tra economia e politica, lasciando il mercato assolutamente incontrollato. Rand vede questa forma di capitalismo con la completa separazione tra Stato ed economia l’unica possibile, legittima, e moralmente giustificabile poiché la morale del capitalismo consiste nel fatto che consente agli individui di perseguire i propri fini attraverso il lavoro e lo scambio volontari. Il punto centrale del libro, sostenuto da tutti i capitoli, è infatti univoco: il capitalismo è l’unico sistema morale. Diversamente il socialismo premia gli incompetenti, i parassiti e coloro che non utilizzano la ragione. Essenzialmente, il socialismo tratta gli uomini come animali sacrificali. Il capitalismo invece è quel sistema che lascia gli uomini liberi di agire. Esso lascia che ogni individuo sia libero di vivere grazie alla sua mente, ragione e giudizio, che possa perseguire i propri obiettivi. È un sistema basato sull’interesse personale. Il socialismo è l’opposto: il suo l’obiettivo non è la vita dell’individuo ma il benessere del gruppo. I socialisti ritengono che il dovere dell’individuo sia servire il gruppo, sacrificarsi per gli altri. Questo significa, in ultima analisi, che l’individuo è schiavo dello Stato, o della nazione, o della comunità. Un sistema che protegge la tua libertà deve proteggere il diritto di ognuno sui propri beni privati, sul frutto del proprio lavoro.
Secondo Rand, il problema della maggior parte dei capitalisti oggi è che hanno accettato l’idea di essere colpevoli per i profitti che fanno e l’unico modo per liberarsi da questa colpa è essere altruisti e fare profitti per il “bene comune”. Rand sottolinea bene, invece, come la classe dei capitalisti che fanno profitti per sé sia l’ultimo segnale per capire se viviamo in un Paese libero o totalitario. Come sottolinea nel terzo capitolo (“America’s persecuted minority: Big business”), tutti i gruppi sociali come i lavoratori, contadini, colletti blu, colletti bianchi, etc. esistono, seppur incatenati, nel terrore, e nella miseria, sotto una dittatura. Ma sotto una dittatura non troveremo mai i capitalisti, gli imprenditori, i businessmen. In una dittatura essi sono infatti rimpiazzati da burocrati e commissari. I businessmen sono quindi il simbolo della società libera – ovvero, il simbolo dell’America.
Infine, è da sottolineare che nello stesso capitolo troviamo uno dei punti di vista politicamente più innovativi di questo saggio e che avrà enorme rilevanza nel pensiero libertario di Rothbard: se la politica non avesse la possibilità di interferire con il libero mercato, il problema del lobbysmo (o crony capitalism) non esisterebbe.
Le grandi corporations che hanno acquisito potere politico lo hanno potuto fare perché la politica gli ha offerto gli strumenti per acquisire quel potere. Ayn Rand cambia la prospettiva del problema: il crony capitalism esiste quindi non a partire dalla domanda volontaria dei capitalisti nei confronti dei politici di godere di agevolazioni, ma a partire dalla possibilità della politica di offrire queste agevolazioni. Come si direbbe, non è un problema di demand, ma di supply. Infatti, un governo minimo che si occupa solo di protezione dei diritti individuali, del monopolio della violenza, e dei tribunali, non sarebbe utile a nessun capitalista, perché non avrebbe nessuna possibilità di interferire nell’economia. Se il problema del crony capitalism esiste, è colpa del regime di “mixed economy” in cui viviamo.

